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SPETTACOLI

LA TREGUA DI NATALE

Natale 1914. La guerra è iniziata da pochi mesi, e si è già dimostrata ben peggiore di quanto si potesse immaginare. Nelle trincee di Ypres, tra Francia e Germania, alcuni soldati tedeschi cantano canzoni natalizie. Dall’altra parte, alcuni scozzesi rispondono quasi subito, senza pensarci.

E’ l’inizio di una tregua non scritta che per un solo giorno blocca la battaglia e fa solidarizzare i nemici. Un episodio poetico e quasi leggendario, censurato in ogni modo dagli alti comandi, ma dimostrato da lettere e fotografie.

Perché anche nella disumanità bestiale di una guerra si può trovare un cantuccio per restare uomini, nonostante tutto.

IL 56 – Storia di calcio e carri armati

Tra il 1950 e il 1956, c’era una squadra di calcio che pareva imbattibile. Era la nazionale dell’Ungheria. Capitanata dal mitico Ferenc Puskàs, in quei 6 anni perse solo una partita, giocando un calcio tecnicamente sopraffino e incredibilmente moderno.

I carri armati sovietici del 1956 a Budapest imposero una scelta, sia alla gente comune che ai giocatori: ci fu chi rimase, e chi scappò all’estero. Il risultato fu lo sfaldamento della squadra ma anche dell’identità nazionale.

25 anni dopo, una partita commemorativa riunisce, in campo e sugli spalti, uomini che presero strade diverse. E che sono costretti a riflettere sui motivi delle proprie scelte, scoprendoli molto più nebulosi di quello che credevano.

Tra epopee sportive e tragedie sociali, il racconto appassionato di un sogno morto troppo presto

GAME OF SFORZA

Questa è la storia degli Sforza. Una famiglia, che a Milano prese il potere nel 1450 con un colpo di mano, e lo perse per sempre solo cinquant’anni dopo.

E’ una storia che si nutre di lussuria,  arroganza, brama di potere, intrighi, tradimenti, ma anche di amicizia, bellezza, impensabile amore….e di Leonardo da Vinci!

E’ avvincente e imprevedibile, con intrecci che paiono usciti da una qualsiasi puntata della celebre serie tv “Game of Thrones”: non ci sono i draghi, ma tutto il resto c’è.

Sembra arcaica, ma è incredibilmente moderna: ci dice molto del nostro passato (e ci fa accorgere di quanto questo sia a volte simile al presente), e di come tutto il fantasy non abbia proprio inventato quasi nulla.

L’UOMO BIANCO NELLA FOTO

Mexico City, 1968. Premiazione dei 200 metri delle Olimpiadi. Tommy Smith e John Carlos mostrano il pugno alzato, guantato di nero, e indossano la spilla “Olympic project for human rights”.

Ma chi è “l’uomo bianco” che sta con loro sul podio? E’ l’australiano Peter Norman, medaglia d’argento a sorpresa. Anche lui indossa la spilla. E per questo semplice gesto vivrà una vita d’inferno: espulso dalla propria federazione, lasciato dalla moglie, dimenticato dai connazionali.

Norman non ripudierà mail il suo gesto di solidarietà. 10 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2006, è giusto riabilitarlo nel pantheon di chi sa immolarsi per le proprie idee, anche dinanzi alla cecità dei suoi contemporanei.

TE LA RICORDI LA CASA DEL SOLE?

Tra il 1925 e la metà degli anni ’70, all’interno del Trotter, un parco della periferia milanese, si sviluppò uno dei più avanzati laboratori pedagogici europei: la Casa del Sole.

Era una scuola all’aperto, in cui i bambini imparavano facendo. Il nozionismo era secondario: era più importante coltivare una serra, accudire gli animali, gestire una cooperativa piuttosto che sapere le date delle battaglie di Napoleone.

Oggi la scuola esiste ancora, ma è molto diversa da allora. Come in un sogno, si torna a un’epoca in cui un modo diverso di imparare era possibile. Un’epoca non poi così lontana, che potrebbe perfino ritornare.

SEMBRAVA DANZARE – Storia del pugile che sfidò Hitler

Johann Trollmann è un talento del pugilato tedesco all’inizio degli anni ’30: combatte (come Mohammed Ali 30 anni dopo) quasi danzando intorno all’avversario, vince senza far male, è idolatrato da stampa e pubblico. Ma ha un problema: è sinti. E nella Germania nazista, non può esistere un campione non ariano, in nessuno sport. I gerarchi gli metteranno i bastoni fra le ruote in ogni modo, ma Trollmann non si piegherà mai.

La sua storia, per decenni quasi dimenticata, racconta il coraggio e la dignità di chi combatte l’ottusità della dittatura

IL CERVELLO CHE NON VOLEVA FUGGIRE

Questa è la storia di Ilaria Capua. Di come all’improvviso si passa dall’essere una virologa di primo piano, stimata e apprezzata in tutto il mondo, al divenire una potenziale assassina. Di come l’equilibrio e la logica fatichino ad avere cittadinanza nel nostro Paese.

Ilaria Capua è stata accusata ingiustamente. Emarginata, messa alla berlina, evitata come fosse un’appestata: una non-detenuta in attesa di giudizio che vuole gridare al mondo la sua innocenza, senza che il mondo la voglia ascoltare.

Costretta ad andarsene dall’Italia, con la morte nel cuore, per lavorare, Ilaria Capua alla fine è stata prosciolta. Ma ciò non diminuisce la nostra vergogna.

Questa è la storia di come, in Italia, si perdono le occasioni.

QUI DORMI’ GARIBALDI

Garibaldi dormì dappertutto: numerose targhe lo attestano, in moltissime città italiane. Ma dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. E lei fu la moglie Ana, una giovanissima brasiliana che, conosciuto il condottiero nella baia di Laguna, se ne innamorò fino a scappare di casa e seguirlo dappertutto, fino in Italia.

Lui la chiamava Anita, lei lo chiamava Josè. Lui le insegnò a leggere e scrivere, lei ad andare a cavallo. Insieme, sembravano invincibili.

Nelle vicende convulse della metà dell’800, la storia d’amore di Giuseppe e Anita si staglia con forza inusitata, fornendo anche un punto di vista originale al nostro Risorgimento.

UNA VITA CON I BEATLES

Un uomo, in punto di morte, vuole raccontare, per la prima volta, la sua vita.  Non è una persona qualunque: è Neil Aspinall.  L’unico ad essere stato a fianco ai Beatles dalla gavetta allo scioglimento, e anche oltre, visto che fu presidente della Apple Corps fino al 2007.

Il suo racconto è l’omaggio a una band straordinaria, cruciale nella storia del costume, oltre che della musica, attraverso il ricordo di alcuni momenti-chiave della loro carriera.

Ma è anche un modo per mettere insieme un puzzle che gli anni trascorsi stanno per mandare in polvere, e rivedere momenti irripetibili con un sorriso di tenerezza.

Così, si ritrova il senso più puro del racconto, cioè quello di tramandare. Lasciare al futuro, prima di andarsene, una verità che possa aiutare chi rimane e chi deve ancora venire.

METTO IN ORDINE, SE RIESCO

La storia di un nobile diventato arcivescovo.

La sua vita tra aneddoti, grandi gesta e curiosità, vissuta fra Peschiera Borromeo, Milano e quel lago su cui, oggi, giganteggia una grande statua che lo raffigura

I PANETTONI

Da dove viene il panettone?

La sua origine si perde nella notte dei tempi, ed è molto più affascinante di quanto si potrebbe pensare. E la sua storia si piega poi fino a diventare quella di un giovane garzone che a Milano si inventa una grande azienda e a tornare indietro al Castello di Ludovico il Moro, in una notte leggendaria che forse non è mai esistita ma che, proprio per questo, è bello raccontare

CHI HA PAURA DI MATTEI?

Chi era davvero Enrico Mattei?

Il partigiano cattolico, vigoros e infaticabile, in grado di risollevare l’industria italiana nel dopoguerra? Il genio solitario che ha visto il futuro in un cane a sei zampe? O io furbo manipolatore, che ha piegato ai suoi interessi l’intera politica italiana?

Forse, un insieme di tutto questo. Raccontato per la prima volta a teatro come in una fiaba dark.

SENZA PASSARE DAL VIA

Imprevisti, probabilità, Parco delle Vittorie, Vicolo Corto…. Alzi la mano chi non ha mai giocato a Monopoli in vita sua.

Pochi sanno che la storia del più famoso gioco da tavoloè oscura e ambigua, quasi quanto le trame e le strategie che si svolgono intorno al tabellone. Raccontarne le vicende significa entrare in un impensabile labirinto fatto di teorie libertarie, gioco d’azzardo, amicizie perdute, cause milionarie.

Significa ragionare su quanto siano i giochi a produrre la realtà, e non viceversa

RITA LEVI MONTALCINI

Tutti la conoscono perchè ha vinto il premio Nobel per la medicina. Ma quanti sanno per quali ricerche lo ha vinto? E, soprattutto, quanti conoscono il suo passato di giovane ricercatrice lontano dall’Italia, donna in un mondo dominato da maschi?

In una narrazione emozionante e coinvolgente, la storia di una donna che ha cercato la gloria, contro tutti e contro tutto, senza mai arretrare di un centimetro alle sue convinzioni.

FRANCESCO MOSER

Nel gennaio 1984 Moser compie un’impresa epica: batte per 2 volte in pochi giorni il record dell’ora detenuto da più di 10 anni da Eddie Merckx.

In quei 60 minuti incredibili, forse ripercorre le tappe della sua carriera, che negli ultimi mesi sembrava giunta a un binario morto. Successi, ma anche brucianti sconfitte. Trionfi, ma anche dolorosi secondi posti.

Il racconto di una carriera indimenticabile è anche un modo per sottolineare la resilienza e la capacità di innovazione di un atleta caparbio come un montanaro e smaliziato come uno startupper.

NILDE IOTTI

C’è una tristezza velata, nel volto fiero di Nilde Iotti. La tristezza di chi avrebbe voluto che le cose andassero diversamente, di chi ha dovuto subire le pressioni di chi le stava intorno, uomini che non hanno mai saputo apprezzarla davvero e che le hanno messo i bastoni fra le ruote in ogni modo.

Ma Nilde la sua gioia se l’è andata a prendere, lottando contro una società perbenista che non le ha risparmiato nulla.

Il racconto della sua vita è la storia du un Paese rimasto incompleto, e di unas donna che ha saputo non starsene mai al suo posto, ma si è invece scelta la propria felicità. Anche a costo di non poterla mai raggiungere del tutto.

ENRICO PIAGGIO

Dici “Vespa” e subito pensi alle vacanze, alla libertà, alla spensieratezza degli anni ’60 e della gioventù. Enrico Piaggio, che l’ha inventata, ha avuto un’intuizione geniale: rampollo di una famiglia di industriali, è andata in direzione contraria, aprendo una fabbrica di motociclette quando questo termine, in Italia, significa poco o niente.

La storia di Piaggio, fra luci e ombre, disegna lo scenario di un’Italia in trasformazione. Ed è il film dei nostri cambiamenti, un coming of age in cui tutti possono rispecchiarsi.